LETTERA APERTA ALLE CITTADINE E AI CITTADINI DI ROCCELLA SULLA SITUAZIONE COVID IN PAESE

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Carissime Cittadine e Carissimi Cittadini di Roccella,

 

la fase di diffusione del COVID 19 nella nostra comunità che stiamo attraversando richiede a tutti noi di  adottare comportamenti adeguati ad evitare quanto più possibile il proliferare della infezione.

 

Vorrei per questo condividere con tutti voi alcune riflessioni e raccomandazioni che di seguito vi rassegno e che sono condivise da tutta l’Amministrazione Comunale.

 

L’andamento delle infezioni a Roccella è altalenante. Abbiamo gestito al meglio un fase di elevata incidenza tra novembre e dicembre, arrivando ad azzerare per un certo periodo la presenza di casi. Come ci si aspettava, dai primi di gennaio la situazione è mutata e i casi di positività al virus negli ultimi giorni stanno crescendo costantemente.

 

L’unica arma che abbiamo per evitare che si registrino condizioni emergenziali o che, al contrario, la paura paralizzi completamente il nostro vivere sociale e la nostra già debolissima economia, è sempre quella: l’esercizio continuo della razionalità e del buon senso. Accanto all’indossare la mascherina, al mantenere la distanza di sicurezza e a lavare spesso le mani, dovremmo quindi scrivere nelle nostre menti: ricordarsi di agire in modo razionale.

 

Dobbiamo affrontare questa prova, come suggeriscono Paolo Giordano e Alessandro Vespignani in un bell’articolo che ho letto di recente, riuscendo ad essere “in grado di escludere dalla discussione gli elementi di buon augurio”. Non possiamo solo augurarci che tutto vada bene e fondare il nostro agire sulla inevitabilità di quanto sta accadendo. Non è inevitabile che il virus si propaghi e non possiamo agire solo quando la situazione dovesse diventare grave.

 

Per questo ogni giorno con il Comando dei Vigili Urbani e la piena collaborazione dei medici di base di Roccella monitoriamo i casi presenti nella nostra cittadina, tracciando i contatti e anticipando così, quanto più possibile, gli isolamenti e le quarantene. E questo ha permesso spesso di isolare possibili focolai di infezione.

 

Ma tutto ciò non basta se i comportamenti adottati non tengono conto dei pericoli in atto. Non si tratta solo di attenersi a quanto prescritto dalle norme, ma di comprendere l’opportunità, anzi direi l’assoluta necessità, di piccolissimi sacrifici. Consentitemi alcuni esempi per spiegare ciò che voglio dire.

 

Se siamo in zona rossa è vietato organizzare cene o pranzi con parenti o con amici, mentre in zona arancione e gialla questo non è vietato, ma è fortemente sconsigliato. Ora, piuttosto che discutere se possiamo o no fare una cosa, dovremmo capire se è necessario farla o se è più conveniente non farla. Perché, come dimostra ciò che spesso registriamo, gran parte dei contagi nascono proprio in queste occasioni. Possiamo per 2 mesi evitare pranzi e cene, evitare i tradizionali pranzi a base di carne di maiale? Lo possiamo fare di fronte a più di 500 morti al giorno?

 

Le attività dei centri sociali e dei circoli ricreativi sono sospese, mentre le riunioni private  - tra le quali rientrano le riunioni di associazioni, qualsiasi sia la loro natura – non sono vietate, ma è fortemente raccomandato che le stesse si tengano in modalità a distanza. Non è quindi un comportamento sanzionato riunirsi nella sede di una associazione, ma è fortemente sconsigliato. Ha senso discutere della natura delle attività di una associazione, se si deve intendere o no come circolo ricreativo o come associazione culturale o simile? O è più serio comprendere che in queste condizioni tutte le attività che riuniscono più persone in un luogo chiuso sono da evitare? Sta solo al nostro buon senso capire che in questo momento è meglio evitare in ogni modo queste riunioni, ridurre al minimo indispensabile le occasioni nelle quali si sta insieme in un luogo chiuso. Indipendentemente se si indossa o no la mascherina e se si tiene o no la distanza sociale. Ha senso tenere corsi e incontri formativi e di preparazione, testimonianze e dibattiti in questi due mesi? Non è possibile farlo con modalità più sicure o rinviarli? Non è possibile di fronte alle terapie intensive che non hanno posti a sufficienza?

 

C’è una ultima questione che vorrei trattare: la gestione dei casi accertati di positività al COVID all’interno delle scuole.

 

Nel caso in cui un alunno, un docente o un componente del personale amministrativo delle scuole di Roccella risulti positivo ai test per la ricerca del virus è del tutto legittimo che tra i genitori e i docenti si diffonda preoccupazione. Meno legittima, anzi deplorevole, è la diffusione di notizie non veritiere e, soprattutto, quella odiosa “caccia all’untore” che a volte si scatena e che combatteremo con tutte le nostre forze. Perché prendere il COVID è un problema per chi si ammala e non può essere mai una colpa.

 

E’ bene chiarire subito, ed una volta per tutte, che questa amministrazione non è in alcun modo disponibile ad assumere decisioni che non siano in linea con le raccomandazioni scientifiche derivanti dai documenti ufficiali emanati dal Ministero della Salute. Perché solo seguendo quelle raccomandazioni si agirà per il meglio per i nostri alunni.

 

Per tali ragioni, ogni caso accertato di COVID registrato nelle scuole di Roccella sarà trattato sulla base delle indicazioni contenute nel Rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità n. 58/2020 che detta  Indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di SARS-CoV-2 nelle scuole e nei servizi educativi dell’infanzia. Pertanto, nel caso in cui fosse segnalato tra gli alunni, i docenti e il personale non docente un caso COVID accertato con tampone rapido o molecolare, si procederà:

  • Ad individuare gli alunni frequentanti la stessa classe e i docenti che hanno tenuto lezione nella classe interessata e che siano stati presenti in classe assieme al caso accertato 48 ore prima dell’effettuazione del tampone risultato positivo e fino a quando il malato non sia stato isolato. Per tutti i soggetti individuati sarà emesso provvedimento di quarantena.
  • A chiudere la scuola e provvedere alla sanificazione straordinaria se sono trascorsi 7 giorni o meno da quando la persona positiva ha visitato o utilizzato la struttura.

La chiusura della scuola sarà valutata in base al numero di casi confermati e di eventuali cluster e del livello di circolazione del virus all’interno della comunità. Un numero minimo di casi confermati in una scuola non può determinare la chiusura, soprattutto se la trasmissione nella comunità non è elevata.

 

Sul punto vorrei richiamare l’attenzione dei genitori sugli effetti potenzialmente devastanti che la prolungata rinuncia alla socialità può comportare sulla psiche dei bambini e degli adolescenti. Tutte le ricerche sul tema sottolineano l’importanza di una valutazione comparativa tra il rischio potenziale di esposizione al virus (molto basso qui da noi, atteso che la scuola è certamente il luogo più sicuro di socialità in questo periodo, e che non si registrano per le scuole del ciclo primario e secondario problematiche connesse con la sicurezza nel trasporto scolastico) e il rischio certo di effetti gravissimi derivanti dal prolungato isolamento. Una recente ricerca del Bambin Gesù di Roma ha rilevato un forte aumento dei casi di tentato suicidio tra ragazzi e adolescenti; un dramma nel dramma che siamo chiamati a gestire al meglio.

 

Sono certo, siamo certi, che la luce in fondo al tunnel che stiamo intravedendo ci farà tornare alla normalità. Ma quanto più facciamo diffondere il virus con i nostri comportamenti, tanto più lentamente raggiungeremo l’agognata meta, mettendo a rischio l’enorme lavoro che il sistema sanitario sta portando avanti per salvare il maggior numero di vite possibili.

 

Sono certo, siamo certi, che tutti voi cittadine e cittadini di Roccella terrete in giusta e dovuta considerazione queste riflessioni che abbiamo voluto condividere.

 

  Il Sindaco 

Dott. Vittorio Zito

 

(Postata da Ufficio Stampa Comune di Roccella Jonica)